Italiano, con figlio disoccupato, sgomberato per far posto a marocchino. È rivolta a Roma

L'inchiesta di Elena Barlozzari sulla vicenda dell'uomo, in attesa di un alloggio da oltre 30 anni, che adesso vive all'addiaccio in un camper insieme al figlio senza lavoro, al fratello disabile e al loro cane

Lui Adriano, un italiano, la occupava abusivamente la casa popolare, insieme al figlio disoccupato e al fratello disabile. Esattamente così, e noi, non giustifichiamo certo le occupazioni abusive, ma la storia di Adriano è di quelle che fanno riflettere, e forse, anche chiudere un occhio.

Adriano, 50 anni, la casa popolare la attende dal 1991, anno in cui si è iscritto in graduatoria con la speranza di ottenere un alloggio. È divorziato, ha perso la sua casa e il lavoro. Insieme al fratello disabile e al figlio Enzo, 27 anni, pure senza lavoro, viveva in una cantina piena di topi, prima di essere costretto a trasferirsi in un camper, parcheggiato a fianco delle case popolari, per non essere completamente solo, e per la paura di non essere aggredito nella notte.

Poi, ad agosto scorso, finalmente un "tetto vero sulla testa". Dopo il decesso della precedente assegnataria, incoraggiato dai condomini, Adriano, infatti, aveva occupato l’appartamento all’ultimo piano di via Filottrano 15. Lui non voleva, ma il pensiero di avere, finalmente, la casa che aspettava da una vita, lo aveva convinto a violare quella legge che da 30 anni lo ignorava.

Ma il sogno di Adriano dura poco, l'appartamento è assegnato alla famiglia Maslouh, di origini marocchine. Il condominio si schiera subito con "l’italiano in difficoltà" e si levano le barricate. Dopo un paio d’ore di trambusto, i nuovi inquilini sono messi alla porta. L’appartamento non andrà ai coniugi magrebini, ma neanche al signor Adriano, perché i vigili hanno cambiato la serratura.

Torna al suo vecchio camper. "Questa è la cucina", indica Adriano a Elena Barlozzari, invitandola a visitare il suo rifugio di fortuna. Pochi passi e il tour è già finto. Lo spazio è piccolo e angusto, fa freddo, e non c’è nemmeno la luce. Il bagno è piccolissimo e, al suo interno, i sanitari sono fatiscenti. Inutilizzabili. Qui adesso è tornato a vivere col figlio Enzo e il loro cane. Si torna alla realtà, si levano le barricate dal condominio, tutti sono con lui. Ma anche se può contare sulla solidarietà di un intero quartiere, non gli resta che tornare in mezzo alla strada. 

E mentre l’odissea trentennale dell'uomo ricomincia, ci chiediamo se sia più giusto pagare delle tasse opprimenti,  o evadere per pagare gli stipendi e salvare l'azienda o, come in questo caso, se sia più giusto per un italiano, disoccupato, che attende da 30 anni un alloggio, vivere al freddo con un figlio e un fratello disabile guardando una famiglia marocchina arrivata in Italia da pochi mesi prendersi quella casa, oppure, occuparla.

Fabio Montoli


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