LE SOLITE ZECCHE ROSSE

Catania, si commemora il giornalista eroe Pippo Fava e i centri sociali attaccano la Lega e Salvini

Insulti e cori razzisti per tutto il corteo. L'assessore leghista di Catania, Fabio Cantarella, scortato per tutta la manifestazione

05 gennaio 2019 (video di Orietta Scardino). Catania commemora Pippo Fava, giornalista simbolo della lotta alla mafia ucciso 35 anni prima. Fabio Cantarella, assessore della Lega a Catania, il primo del Carroccio in Sicilia, viene preso di mira con cori razzisti, minacciato e "invitato" ad andare via. La sua unica colpa? Essere un esponente della Lega di Matteo Salvini. Per tutto il corteo gli esponenti dei centri sociali e della sinistra radicale piuttosto che inneggiare alla legalità hanno intonato slogan assolutamente fuori luogo per un corteo antimafia in cui si ricordava un giornalista scomodo ucciso per mani della criminalità organizzata perché con la sua penna aveva svelato intrecci tra mafia, imprenditoria e politica.

Ecco cosa intonavano le zecche rosse, tra "Bella ciao" e bandiere palestinesi: "fuori Cantarella dal corteo, fuori i razzisti dal corteo, odio la lega, odio la Lega, odio la Legaaaa, Salvini nazista, Cantarella fascista, per una Sicilia più bella liberiamoci di Cantarella, porti aperti e accoglienza da Riace parte la nuova resistenza, Cantarella razzista, w Orlando e De Magistris". Un comportamento offensivo della memoria del giornalista tenuto dai militanti sinistri per tutta la durata del corteo, da piazza Roma sino all'ingresso di via Giuseppe Fava.

E poi parlano di diritti costituzionali? Parlano di legalità? Di tutela dei diritti fondamentali? Chi pensa che Fava appartenga solo a lui e minaccia qualcuno di idee politiche diverse per farlo andare via dal corteo, coltiva una cultura mafiosa. Solidarietà a Cantarella e ferma condanna ha espresso per l'accaduto Claudio Fava, presidente della Commissione regionale Antimafia e figlio del giornalista eroe. Claudio Fava ha anche annunciato che non prenderà più parte alle commemorazioni del 5 gennaio proprio per evitare future strumentalizzazioni. "Dopo 35 anni è arrivato il momento di liberarsi di questa cosa affinché la memoria di Pippo Fava sia collettiva. I morti devono lasciare in pace i vivi e i vivi devono lasciare i morti nella loro pace», ha commentato Claudio Fava.

Redazione


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