testimonianza dALL'INFERNO

Siria, parla il vescovo di Aleppo: "Si stava meglio sotto Assad"

Monsignor Abou Khazen è il vicario apostolico e ci ha raccontato quanto visto con i propri occhi: sterminio delle minoranze, c'è una distruzione totale che sembra l'Apocalisse.

"La metà della popolazione siriana", ci spiega il vescovo, "è composta oggi da profughi; in Siria c'è una distruzione totale che sembra l'Apocalisse. E vengono sterminate le minoranze: cristiani, yazidi, assiri, caldei, alawiti, sciiti ma anche i musulmani moderati, ad opera di gruppi armati radicali. C'è l'Isis e anche altri gruppi indipendenti ma affiliati che non vogliono la democrazia o i diritti civili ma solo imporre lo stato islamico in maniera feroce. Dove è arrivata L'Isis tutte le minoranze sono sparite; chi non è riuscito a scappare è stato ucciso. Hanno ammazzato gli uomini e venduti come schiavi donne e bambini. Dove arrivano, sterminano. E questo ha gettato nel panico la popolazione, che ha iniziato a scappare. Hanno imposto la sharija, facendo fuggire anche molti musulmani".

"La Siria", prosegue Khazen, "è composta da 23 gruppi etnici e religiosi differenti; era un bel mosaico che l'Isis vuol distruggere e ridurre a un colore solo, che è il nero. Il Governo (di Assad; N.d.R.) ci conveniva. Non siamo per una dittatura, ma prima il nostro Paese era l'unico del mondo musulmano che fosse in parte laico; era molto aperto e moderato e tutti convivevano bene; l'insegnamento era gratis fino all'Università. Con l'arrivo dell'Isis 35.000 medici hanno lasciato la Siria. Quanto ad Aleppo, era considerata la Milano siriana. Era un polo tecnico e industriale con 43.000 fabbriche e piccole aziende che davano lavoro a migliaia di operai; sono state saccheggiate e i macchinari venduti alla Turchia. E non solo quelli: ci hanno rubato il grano dai silos e lo hanno venduto a due piastre in Turchia. Ora c'è solo inflazione e disoccupazione".

"Aleppo", conclude l'alto prelato, "è stata assediata, accerchiata per due anni. Poi l'esercito regolare è riuscito ad aprire un varco, una strada militare da cui arrivano rifornimenti e carburante. La città ora è divisa quasi a metà, una parte sta con l'Isis, l'altra con l'esercito regolare. Siamo soggetti a bombardamenti continui. Ti lanciano bombe a gas, imbottite di chiodi, dette "il cannone dell'inferno", tanta è la distruzione che causano. Da sette mesi siamo senza elettricità. Usiamo dei generatori collocati per strada, la gente si abbona e può avere la luce a casa. Ci tagliano spesso l'acqua, l'ultima volta è stato per tre mesi. Meno male che nelle chiese, nelle moschee e nei conventi ci sono dei pozzi. Li abbiamo aperti e la gente viene ad attingere...".

Alfredo Lissoni


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