Da "ville lumière" a tendopoli

VIDEO / La "giungla" di Parigi: la capitale francese è ridotta a un campo profughi

Nonostante le smentite del governo Hollande, all'ombra della Tour Eiffel si stanno riversando migliaia di clandestini allontanati dalla baraccopoli di Calais

Ha voglia François Hollande a smentire: nell'era della comunicazione on line, è impossibile nascondere quello che sta succedendo a Parigi. A nord della capitale francese stanno aumentando a vista d'occhio, per numero e dimensioni, gli accampamenti di immigrati clandestini. La situazione più evidente però è quella del centro cittadino, dove all'ombra della Tour Eiffel spuntano come funghi tende o altri alloggi di fortuna, sotto le quali bivaccano migliaia di extracomunitari. La situazione è peggiorata dopo lo smantellamento della baraccopoli di Calais, e il fenomeno sta raggiungendo dimensioni impressionanti.

I campi regolari sono oltre il collasso, in due giorni si è passati da duemila a tremila persone, come ha denunciato alle emittenti francesi la responsabile dell'ufficio di accoglienza e accompagnamento, Eloisa Mary. "Tre giorni fa si consegnavano 7-800 pasti" - spiega a un giornale on line transalpino un volontario - "ma oggi siamo a più di mille... Non so come faremo". Il ministro della Casa, Emmanuelle Cosse, continua a negare l'evidenza: "Non c'è alcun afflusso da Calais a Parigi". Sulla stessa lunghezza d'onda il prefetto: "Non vi è alcuna indicazione in questa fase che vi sia un afflusso di migranti da Calais".

In realtà le cose stanno diversamente: se è vero che quella che una volta era la "ville lumière" era già ridotta a una "giungla" prima dello sgombero di quella più nota, ora la situazione sta velocemente peggiorando. Molti di coloro che sono stati sgomberati si stanno riversando nella capitale con ogni mezzo, a piedi, in bus, in teno o in auto, e il fenomeno ha assunto una dimensione inquietante come affermano alcune fonti di polizia. Sudanesi, somali, etiopi, eritrei, siriani, libici, afgani: numerose le etnie presenti. Pochi di loro accettano di parlare con la stampa, ma alcuni ammettono di arrivare proprio da Calais.

Redazione


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