VIDEO / Finita la pacchia

I migranti in Libia: "Vogliamo raggiungere l'Europa ma Salvini ha bloccato la rotta"

Grazie alla fermezza del Ministro dell'interno Matteo Salvini sui "porti chiusi", i migranti libici hanno ormai abbandonato la speranza di partire alla volta delle coste italiane: "Ha bloccato la rotta".

Quando si parla di immigrazione illegale, in particolare in Italia e in Europa centrale, la Libia ricopre un ruolo centrale quale paese da cui una gran parte dei migranti si imbarca nel tentativo di raggiungere il continente europeo. Ma per quanto il paese nordafricano sia importante nel discorso immigrazione che tanto occupa (e preoccupa) diversi paesi europei la Libia rimane quasi un mistero inaccessibile, perlomeno per l'opinione pubblica che conosce poco, o per nulla, la situazione nel paese che fu di Gheddafi. A diradare, almeno in parte, la nebbia che circonda la Libia ci hanno pensato i reporter de Gli Occhi della Guerra, i quali si sono recati nel paese africano per capire quale sia la situazione, in particolare riguardo la questione dei migranti e dell'immigrazione.

"Tutti noi, neri, vogliamo andare in Italia con il gommone. Ma da quando è arrivato Matteo Salvini ha bloccato la rotta dell’emigrazione", esordisce Leonel, che viene dal Camerun e parla italiano. Assieme a decine di clandestini, che in Libia  rischiano l’arresto, attende un lavoro giornaliero offerto dai libici. Per questo i migranti stazionano all'incrocio di piazza Fashlun, una manciata di chilometri dalla linea del fronte nei sobborghi di Tripoli. Nonostante la guerra civile il problema dei migranti è sempre lo stesso. "Ho imparato la vostra lingua lavorando per nove mesi con una ditta di Bergamo impegnata all'aeroporto Mitiga di Tripoli, ma con l'inizio della guerra gli italiani sono tornati a casa", racconta sconsolato il migrante del Camerun. Gli altri compagni di sventura lo chiamano "l'italiano" e dimostra di conoscere bene la politica dei porti chiusi attuata dal ministro dell'Interno italiano. "Vogliamo attraversare il mare - spiega Leonel - ma la rotta è in gran parte ferma. Salvini l'ha bloccata". E fa il gesto con una mano come se calasse una mannaia.

Ghassam Salamè, l'inviato dell'Onu per la Libia, in visita in Italia, ha dichiarato che "sul territorio vivono 700mila cittadini non libici, ma non tutti vogliono partire e attraversare il Mediterraneo". Fra i 15mila e 20mila migranti sarebbero detenuti nei centri governativi in attesa di rimpatrio. Le partenze clandestine sono diminuite notevolmente, e con loro le morti in mare e gli affari dei trafficanti di esseri umani. "La pacchia è finita" direbbe il leader leghista: nelle prime due settimane di ostilità è stato intercettato un solo gommone. "Adesso non partono perché i trafficanti o sono miliziani o vengono protetti dalle milizie. E sono tutti impegnati sul fronte di Tripoli", spiega una fonte della Guardia costiera, che vuole mantenere l’anonimato per timore di ritorsioni, lasciando intendere che traghettare clandestini non è più redditizio.

Dall'inizio del conflitto il comando della Marina italiana e la brigata Nawassi, che controlla l'aerea della base di Abu Sitta dove è ormeggiata anche la nave militare italiana Capri, insistono per pattugliare le coste alla ricerca di infiltrazioni delle truppe di Haftar o di carichi di armi. A tal punto che le motovedette donate dall'Italia sono state armate artigianalmente. Il contrasto all'immigrazione clandestina prosegue, anche se con modalità diverse da prima, spiega la fonte de Gli Occhi della Guerra: "Se troviamo un gommone non lo lasciamo affondare. Però non possiamo portare i migranti illegali a Tripoli essendo zona di guerra. Li facciamo sbarcare a Khoms o Zwuara".

Ai migranti non conviene più scegliere la via del mare verso l'Italia, diventata difficile da raggiungere e dove probabilmente non verrebbero riconosciuti quali profughi di guerra. "Prima di partire dal Camerun mi avevano detto che l'Italia avrebbe potuto essere il nostro Paradiso - ricorda Gaetan che ora vuole tornare in Camerun - ma adesso non è più così. La pacchia è finita...

Redazione


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