VIDEO / Strage di Erba: una storia da riscrivere?

Rosa e Olindo, verso la revisione del processo: se fossero davvero innocenti?

Riprende quota la pista di una ritorsione attuata contro Azouz Marzouk da parte di una banda di spacciatori tunisini, ai quali lui avrebbe invaso la piazza

Quando è sceso mercoledì mattina dal cellulare della polizia che lo scortava al Palazzo di giustizia di Brescia Olindo Romano è apparso imbiancato, invecchiato, con i capelli rasati e gli occhiali da vista ma il solito giaccone verde. Rosa Bazzi è sembrata invece essere cambiata meno: indossava un cappotto grigio e una sciarpa intorno al collo, jeans e scarpe da ginnastica. Stanno scontando in due carceri diverse (lui a Opera, lei a Bollate) una pena che entrambi sostengono di non meritare. L'ex netturbino è sceso, ha aspettato l'amata compagna e poi l'ha preceduta. La prima sezione della Corte d'Appello bresciana, come indicato dalla Cassazione, ha detto sì alla richiesta dell'esame di nuovi reperti, mai analizzati o analizzati solo in parte, avanzata dai difensori della coppia condannata in via definitiva all'ergastolo per la strage di Erba.

La sera dell'11 dicembre 2006, nell'appartamento di Via Diaz divenuto una centrale dello spaccio di droga, dal quale andavano e venivano stranieri poco raccomandabili ad ogni ora del giorno e della notte, vennero sgozzati Raffaella Castagna, suo figlio Youssef di due anni e mezzo, la madre di Raffaella, Paola Galli e la vicina del piano di sopra Valeria Cherubini mentre il marito di quest'ultima, Mario Frigerio, gravemente ferito, riuscì a sopravvivere solo grazie a una malformazione ala giugulare che non consentì agli assassini, evidentemente esperti in quella tecnica, di portare a termine la loro opera fino in fondo. A seguire una storia giudiziaria contornata di evidenti errori, omissioni, giudizi affettati ed evidentemente forzati per consegnare alla stampa un delitto perfetto, quasi da soap.

Il 16 gennaio il presidente Enrico Fischetti leggerà l'ordinanza che dispone un nuovo esame, con la formula dell'incidente probatorio, sulla totalità o parte dei reperti. Sarà nominato un perito, molto probabilmente il colonnello Giampietro Lago, comandante del Ris di Parma. La Procura generale ha espresso parere favorevole all'esame di tutti i reperti, fra i quali le formazioni pilifere rinvenute sulla felpa del piccolo Youssef, i margini ungueali e i polpastrelli del bambino, le unghie e i giubbotti delle tre donne, un mazzo di chiavi ritrovate nell'alloggio di Raffaella, un accendino caduto sul pianerottolo. I legali dei Romano (Fabio Schembri, Luisa Bordeaux e Nico D'Ascola) hanno inoltre calato una carta nuova e importante: l'esame della tenda nell'abitazione di Valeria Cherubini, accanto alla quale venne rinvenuto il suo corpo. Secondo la difesa la tenda porta una lacerazione netta provocata da una coltellata e venne macchiata dal sangue che ne scaturì. Uno degli elementi mai esaminati.

Su questo particolare si giocano il destino giudiziario di Olindo Romano e Rosa Bazzi e buona parte delle loro speranze di ottenere la revisione del processo. Nella confessione che gli era stata estorta, Romano aveva infatti dichiarato di aver colpito la Cherubini sul pianerottolo davanti alla porta di Raffaella Castagna, ma non ha mai riferito di averla inseguita e di averla raggiunta e finita nella mansarda. Neppure Rosa Bazzi ha mai dichiarato di esservi salita. "I primi soccorritori - ha detto al termine dell'udienza Valentino Vasino, consulente medico legale della difesa - sentono una voce di donna urlare 'aiuto, aiuto'. È la signora Cherubini, che in quella fase dell'aggressione è ancora viva e in grado di invocare soccorso. Ma nessuno vede Olindo e Rosa scendere le rampe di scale".

"Gli assassini - ha proseguito Vasino - hanno quindi trovato una via di fuga diversa: non bisogna scordare la macchia di sangue sul terrazzo di Raffaella, che speriamo possa essere analizzata. Valeria Cherubini viene colpita poco oltre l'ingresso di casa Castagna. Fugge lungo le scale lasciando sul muro due impronte delle mani insanguinate. È inseguita. Entra in casa e lì riceve le ultime ferite. Nella tenda c'è un taglio netto. La tenda, mai esaminata, è un punto fondamentale per confermare che Olindo e Rosa non sono mai saliti in casa della Cherubini". I difensori chiedono perciò l'esame della tenda con la tecnica della Bpa (Blood Pattern Analysis), che consentirebbe sia lo studio del taglio sia di definire se il sangue sia stato impresso per sfregamento oppure provenga da un getto diretto dalle ferite. La richiesta è condivisa dall'avvocato Luca D'Auria, parte civile per Azouz Marzouk, il marito tunisino di Raffaella che da tempo è schierato sul fronte innocentista.

Confessioni indotte in due persone semplici dal carattere fragile, con la promessa di poter trascorrere insieme gli anni di galera. Un'unica testimonianza confusa e guidata, un processo mediatico nel quale la trama era già stata scritta, quella banda di spacciatori tunisini del lecchese ai quali Azouz aveva invaso la piazza, che si trovava casualmente nelle vicinanze poche ore prima del delitto. Quattro persone sgozzate con precisione chirurgica, al buio e in una casa invasa dal fumo, da un netturbino e una massaia; una tecnica tra l'altro poco consona a certe latitudini. Nessuna macchia di sangue trovata, nemmeno smontando le tubature di casa e analizzandole col Luminol: troppi elementi non considerati e la necessità di non far emergere le responsabilità della malavita extracomunitaria, con la quale il tunisino aveva più di qualche conto aperto. Pur essendo un delinquente, sa bene chi è stato a realizzare quella che ha tutta l'aria di essere una tremenda vendetta nei suoi confronti e vive divorato dal rimorso di sapere in galera due poveri cristi che, con molta probabilità, non hanno mai torto un capello a nessuno né ammazzato una mosca.

Redazione


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