Invasione programmata

Intervista choc all'imam: l'Italia è stata conquistata, Roma è già musulmana

Saydawi Hamid, guida del movimento radicale dei Tabligh Eddawa, dice al Giornale: "Siamo noi i veri islamici e abbiamo già preso Roma"

Il quotidiano Il Giornale pubblica sul proprio sito uno sconvolgente reportage che riassume tre giorni passati con il movimento islamico dei Tabligh Eddawa. L'intervista con Saydawi Hamid, la loro guida spirituale, ha inizio mentre gli altri componenti del gruppo stanno dormendo distesi in moschea. I principi che guidano i Tabligh possono essere sintetizzati in una sola parola: sottomissione; ad Allah, al Profeta e alla legge coranica. Per spiegare la relazione tra uomo e Dio, Hamid usa una strana metafora: "L'uomo riesce a stare in piedi solo grazie alla cacca che ha nello stomaco: cosa può essere quindi di fronte a Dio se si regge solo grazie alla sua cacca?". Con questi sono i pressuposti, la spiritualità Tabligh non può che essere totalizzante, avvolgente e granitica: una fede che Hamid definisce "l'unica religione naturale dell'uomo", l'unica ammessa e tollerabile. Nel suo discorso, l'imam afferma che l'Italia "è stata conquistata, perché abbiamo una grande moschea, perché possiamo predicare liberamente la nostra fede".

"Per ogni aspetto della società - spiega Hamid nel video pubblicato dal Giornale - l'islam impone una precisa legge" che viene applicata alla lettera. La sera, dopo il calare del sole, loro leggono il Riyad al-Salihin, il libro dove sono spiegate tutte le regole formali e di comportamento; quando si dorme in moschea, per esempio, i piedi non devono mai essere rivolti verso la Mecca e il sacco a pelo va purificato con lunghi rituali. Per tagliarsi le unghie, bisogna partire dal dito più esterno e poi seppellirle "perché sono una parte del corpo donata da Allah". Il dettagliato codice di comportamento che ogni fedele è chiamato a seguire viene definito Sunna, ed è considerato l'unica via dettata dal Profeta: la Sunna è una sola e quindi anche l'islam non può che essere unico. "Tutti dovrebbero diventare Tabligh - dice l'imam - perché tutti devono seguire la strada indicata da Maometto".

Quando Giuseppe De Lorenzo, il cronista del Giornale che ha raccolto la testimonianza, prova a parlare in moschea di Gesù come "figlio di Dio" anziché come semplice profeta, "scende un gelido silenzio. Il più anziano balbetta alcune preghiere a bassa voce, come ad esorcizzare la mia bestemmia. L'imam mi guarda dritto negli occhi e sussurra: Come fai a credere a queste fantasie?". De Lorenzo prosegue nel racconto: "Quando tornerai all'islam - ringhia di fianco uno dei compagni - non lo penserai più". Tutto quello che esce dai rigidi sentieri del Profeta appare loro senza senso, perde di significato, è un "errore" rispetto alla "verità" islamica, tanto da considerare assurdo che qualcuno non voglia accogliere il messaggio coranico. Talmente inconcepibile che, conclusa l'abluzione e la vestizione con gli abiti tradizionali per la foto di rito, conclude il suo racconto De Lorenzo, il più anziano del gruppo lo invita a pronunciare le parole di conversione: "Ora devi dire: Allah è grande e Maometto è il suo profeta". Il cronista declina gentilmente l'offerta e lui, dispiaciuto, scoppia a piangere: versa lacrime che dimostrano la forza con cui sono permeati dalla fede in Allah, una spiritualità largamente più radicata della nostra. Se è

Redazione


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