I rischi che corre la polizia di frontiera: meningite, scarsa igiene, spazi stracolmi

Como: la polizia di frontiera ingolfata dai profughi

La denuncia della polizia di frontiera. Centinaia di profughi identificati da pochi colleghi, dall'inizio dell'emergenza c'è stata un rinforzo di una unità. "Perché il governo non ci da una mano? Ci sentiamo discriminati rispetto all'emergenza a Ventimiglia"

Da Luglio 2016 sono stati respinti più di 20.000 profughi che la Svizzera ha gentilmente rispedito in Italia. Qui i colleghi poliziotti li identificano uno ad uno, con mascherine e guanti che però sono contati, in spazi piccoli e indecenti presi d'assalto:"ne arrivano a centinaia e appena entrano si fiondano nei nostri bagni, nella zona ristoro, lungo i corridoi. Rischiamo di prenderci malattie ogni secondo".

L'emergenza profughi a Como continua, si è solo placata per il freddo, ma continua. Nessuno ne parla, silenzio assoluto. Si sentono abbandonati i poliziotti di frontiera, che per mestiere identificano ogni giorno centinaia e centinaia di profughi correndo mille rischi. Hanno mascherine e guanti contati, a volte prestati dai colleghi svizzeri, spazi di identificazione non idonei, dove ogni tanto viene fatta la disinfestazione. Sono troppo pochi i poliziotti impegnati.

Non solo, perché vivono sulla loro pelle una forma di discriminazione messa in atto dal governo italiano. Infatti, mentre sull'emergenza scattata da tempo a Ventimiglia si è parlato molto e si continua a informare, su Como i riflettori si sono spenti da tempo. Ma ora si rischia il collasso. E i poliziotti avvisano: "Con la bella stagione, intorno ai primi di marzo 2017, arriverà una  nuova ondata migratoria e noi siamo soli".

Sonia Bedeschi


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