VIDEO / Immagini che non piacciono a Bruxelles

Una città ungherese esclusa da capitale europea della cultura: "Troppi bianchi"

Nel video per la presentazione di Székesfehérvár ci sono "troppi cittadini bianchi felici, croci e non compaiono minimamente i migranti": l'UE non gradisce

Le città europee che ospitano troppi cittadini bianchi non sono per nulla gradite all'UE: è quello che si deduce da quanto accaduto nei giorni scorsi, in relazione alla candidatura della città ungherese di Székesfehérvár, in lizza per aggiudicarsi il titolo di capitale europea della cultura per il 2023. La delegazione magiara ha presentato, come tutte le altre, un video nel quale viene mostrata la vita nella località candidata. Bambini che giocano, chiese, un prete che sorride, scene di persone sorridenti e gli scorci più belli della città. Immagini di un luogo in cui la vita scorre felice e serena, che secondo gli esperti internazionali della commissione selezionata da Bruxelles, che sta valutando a chi assegnare il prestigioso riconoscimento, rappresenta un "video di propaganda per l'Europa cristiana bianca nel quale ci sono troppi cittadini bianchi felici, croci e non compaiono minimamente i migranti".

Il sindaco András Cser-Palkovics ha indetto una conferenza stampa per raccontare le fasi della selezione e denunciare le motivazioni dell'esclusione "fondate esclusivamente su ragioni di carattere ideologico e politico". Il primo cittadino ha spiegato come la commissione non abbia nemmeno per un istante preso in considerazione i programmi e gli investimenti proposti da Székesfehérvár per conquistarsi il titolo, né tanto meno i commissari hanno addotto motivazioni pertinenti per escludere la città dalla competizione. Durante le fasi di valutazione, un commissario belga della giuria ha sollevato delle questioni sull'aspetto "identitario della candidatura di Székesfehérvár, fondata sulla cultura greco-romana e giudaico-cristiana". Le motivazioni dell'esclusione hanno indotto pertanto il sindaco a protestare, denunciando il carattere discriminatorio delle decisioni prese dalla giuria scelta da Bruxelles.

Paradossalmente la colpa della città di Székesfehérvár, ha spiegato Cser-Palkovics, è stata quella di "essere troppo orgogliosa dei suoi valori", come quello del crocefisso che "non è solo un simbolo religioso, ma un valore culturale". In altre parole, la cittadina magiara è stata troppo "europea", ma non nel senso inteso dai giudici della giuria. Il concetto di europeo dal punto di vista di Bruxelles, evidentemente, non implica più la rappresentazione di quei valori e di quei popoli che hanno da sempre accompagnato la storia europea degli ultimi secoli. Nella nuova Unione, i popoli europei non sono più quelli che hanno fatto la storia dell'Europa cristiana, ma quelli che li stanno sostituendo, giunti dai paesi afro-asiatici. I burocrati di Bruxelles pretendono insomma che si esalti il meticciato, e sono piuttosto preoccupati che in Europa esistano ancora delle città popolate da troppi cittadini europei, bianchi e cristiani.

Redazione


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