Parole terribili

VIDEO / Venezia: "Uccido tutti a Rialto con una bomba e mi guadagno il Paradiso"

"Se domani faccio il giuramento e mi danno l'ordine sono obbligato a ucciderli tutti. A Venezia guadagni subito il Paradiso per quanti miscredenti ci sono"

I terroristi islamici arrestati a Venezia avevano in programma un attentato sul Ponte di Rialto, che avrebbe potuto produrre un numero elevatissimo di morti e di feriti. Un video del blitz contenente l'audio delle intercettazioni con i sottotitoli in italiano, diffuso venerdì dalla Polizia, dimostra che i quattro fermati, tutti cittadini kosovari che lavoravano come camerieri nella città lagunare con regolare permesso di soggiorno, erano pronti a mettere in atto il loro piano nel nome della guerra santa contro l'Occidente. Altro che bravi lavoratori perfettamente integrati: conducevano una seconda vita, da combattenti jihadisti, all'ombra del campanile di San Marco. Dalle intercettazioni registrate dagli inquirenti emerge chiaramente il piano criminale della cellula: il loro obiettivo era quello di far esplodere una bomba sul ponte, così da provocare una strage.

"Se domani faccio il giuramento e mi danno l'ordine sono obbligato a ucciderli tutti" è una delle frasi più inquietanti contenuta nelle intercettazioni telefoniche. Le terrificanti parole avrebbero potuto dare luogo ad una tragedia di notevoli proporzioni, considerando che il luogo prescelto è una delle mete preferite dai turisti che affollano la laguna. "A Venezia guadagni subito il Paradiso per quanti miscredenti ci sono qua. Metti una bomba a Rialto" è un altro dei passaggi delle conversazioni tra i quattro terroristi. Come ha spiegato il procuratore aggiunto di Venezia nel corso di una conferenza stampa, la cellula era impegnata "in una vera e propria attività di auto-addestramento al fine di prepararsi a compiere attività criminali e attentati, da un lato attraverso esercizi fisici e dall'altro esaminando video dei fondamentalisti dell'Isis che spiegavano l'uso del coltello, come si uccide con un coltello".

I kosovari arrestati, tra i quali anche un minorenne, pare stessero già da tempo elaborando un piano per colpire al cuore la città provocando una notevole eco mediatica attraverso l'uccisione di quanti più "miscredenti" possibile. Alla decisione di far scattare il blitz hanno contribuito il ritorno di uno dei quattro dalla Siria, dove potrebbe essere entrato in contatto con elementi dello Stato islamico che avrebbero dato l'ok all'operazione, e la reazione all'attentato presso il Parlamento di Londra, che ha reso i componenti della cellula particolarmente euforici, spingendoli ad entrare in azione al più presto. Senza l'intervento delle forze dell'ordine, i propositi degli arrestati avrebbero insomma potuto trasformarsi in una reale tragedia. Per tutti il reato contestato è il 270bis: associazione di stampo terroristico anche internazionale.

Le intercettazioni, tradotte dagli investigatori, hanno rivelato che non c'era solo il Ponte di Rialto nel mirino del gruppo, ma anche le chiese della città lagunare, prima tra tutte San Marco, considerate obiettivi ideali per il loro attacco. Gli esperti di Polizia e Carabinieri stanno esaminando attentamente il materiale sequestrato nelle due abitazioni, nel centro storico nei pressi di Piazza San Marco, dei tre arrestati, dove sono stati trovati numerosi documenti, e computer portatili i cui hard disk sono nelle mani degli esperti. Venerdì, di fronte al pm di Venezia, l'interrogatorio di garanzia di Arjan Babaj, 25 anni, uno dei tre kosovari arrestati. L'interrogatorio di garanzia degli altri due jihadisti maggiorenni attualmente detenuti a Treviso e Belluno, Fisnik Bekaj di 25 anni e Dake Haziraj 26enne, è previsto nei prossimi giorni.

Redazione


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